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Rubrica ShareAid – 8° giorno

Rubrica ShareAid – 8° giorno
#RubricaShareAid: il villaggio. Viene, in ordine d’importanza nelle estensioni, subito dopo la parentela (descritta nella rubrica di ieri). Esso ha il suo consiglio degli anziani, gruppo che rappresenta i discendenti dell’uomo più anziano di questo consiglio che detiene l’Ofo del villaggio con il titolo di Okpara. La successione di Okpara (capo villaggio), sia esso come Obi, umunna e villaggio, si basa sul principio adelfico. Ossia, non si trasmette di padre in figlio, ma dal titolare al fratello diretto. Il governo del villaggio segue dei percorsi di democrazia diretta comprendente tutti i maschi adulti che partecipano alle organizzazioni sociali e politiche dell’intero villaggio. Tutti devono aver avuto un comportamento di rispetto, deferenza solitamente riservati all’Okpara come capo tradizionale del villaggio, in lingua: Ogbe.
Questo aspetto ci aveva molto colpito nel primo viaggio effettuato in Nigeria, quando il caro amico Edmund ci aveva spiegato tutto il tessuto sociale Igbo. Infatti a primo impatto, sapendo che esistevano i capi villaggio o più semplicemente detti re, la prima riflessione ci portava ad una successione di padre in figlio. Lo stupore è stato quando siamo venuti a conoscenza che la successione dell’Okpara avveniva democraticamente, con tutto il villaggio. C’è di più… Edmund ci spiegò che tutto il possedimento dell’Okpara uscente (perché deceduto) non poteva essere toccato fino alla fine del raccolto. Infatti come detto anche negli appuntamenti delle rubriche precedenti, il tessuto sociale Igbo è strettamente connesso anche con la natura e il totale rispetto l’uno dell’altro. Il raccolto viene effettuato su quello che precedentemente il vecchio Okpara aveva fatto seminare e per il profondo rispetto alla suo essere stato e ora essere nell’aldilà, il nuovo Okpara non può insediarsi prima della fine naturale (e quindi del raccolto) dell’operato di chi è stato prima.
Continuando il nostro percorso di approfondimento, passiamo alle città o “Obodo”. Esse rappresentano il più ampio raggruppamento socio religioso del territorio Igbo. Le Obodo, comprendono diversi villaggi. Autori le descrivono come raggruppamento socio-politico basato su diversi principi. Il primo è che sono entità locali in quanto i suoi abitanti occupano un territorio comune. Diversamente dai villaggi esse hanno un guardiano o patrono che si pensa sia il simbolo invisibile della solidarietà di tutta la città. Il nome del protettore varia in base all’aspetto naturale enfatizzato nella città. Ad esempio a Okija è “Ulasi”, nome del fiume più grande della città, ad Obosi è “Idemili” (un’area paludosa). Il capo sacerdote della città è il simbolo visibile del patrono. Prima del 1997 solo poche città Igbo avevano dei leader politici. Nel 1978 venne creata da parte del Governo la “House of Chiefs”, dove all’interno sono nate molte figure di leader politici. Questo fenomeno è stato talmente ampio che ad oggi alcune città hanno più leader politici indipendenti. Come Akpugo, nell’area del Governo locale di Nkjanu, una città che non aveva capi autonomi fino al 1997, adesso gode dell’egemonia di ben 5 capi indipendenti, ognuno che manifesta la sua influenza per il ruolo occupato all’interno della città.
E’ importante specificare che nelle città Igbo, nonostante le loro leadership, il sistema governativo è ancora democratico. Gli Okpara dei diversi villaggi ancora svolgono il loro compito religioso-politico-sociale. Il leader o capo della città, qualora ce ne fosse solo uno, condivide con il capo dei sacerdoti o rappresentante del patrono, le funzioni religiose, politiche e sociali con diritti e doveri sempre crescenti.
Il capo dei sacerdoti ha il ruolo fondamentale nella comunità. Officiano alle cerimonie religiose così come funzioni politico-sociali. Nella comunità Igbo, essi ricoprono la posizione gerarchica più alta. Questo perché sono il collegamento fra il mondo sensoriale ed extrasensoriale.
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