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“DAT: legge che trasforma il medico in un carnefice”

“DAT: legge che trasforma il medico in un carnefice”
Una legge contraddittoria e poco efficace. Questo è il dato emerso dal convegno organizzato da Steadfast Onlus lo scorso 13 maggio nella Curia vescovile di Latina in cui si è discusso della proposta di legge in merito alle “Disposizioni Anticipate di Trattamento” approvata dalla camera e attualmente in discussione al Senato. Introdotti da Emmanuele Di Leo, Presidente Steadfast Onlus, sono intervenuti: Alfredo Mantovano, giudice e Vicepresidente del Centro Studi Livatino, Renzo Puccetti, medico e docente dell’Istituto Giovanni Paolo II – Lateranense, P. Gonzalo Miranda L.C., già Decano e docente della Facoltà di Bioetica dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum.

Emmanuele Di Leo: “è importante informare e formare le persone in merito a tematiche sensibili come quella delle disposizioni anticipate di trattamento. Una legge, questa delle DAT, che surrettiziamente vuole introdurre l’eutanasia in Italia”.

Alfredo Mantovano: “dire disposizioni anticipate di trattamento significa porre un vincolo nei confronti del medico in un momento diverso rispetto a quello in cui queste disposizioni sono state redatte. Questa legge è molto grave perché per la prima volta nel nostro ordinamento viene affermato il principio secondo cui la vita umana è un bene disponibile contrariamente a quanto scritto sulla nostra costituzione e nel nostro ordinamento. Questa legge rischia di capovolgere il rapporto tra medico e paziente con il primo non più limitato dal consenso informato ma obbligato ad eseguirlo alla lettera. Una cosa difficile da attuare soprattutto nei casi urgenti in cui le decisioni devono essere prese in fretta”.

Renzo Puccetti: “è difficile per il paziente stilare delle disposizione complete in modo del tutto consapevole ed è difficile anche per gli stessi medici spiegare al paziente tutti gli scenari che potrebbero presentarsi. Spesso il paziente rifiuta sulla carta dei trattamenti che potrebbero invece salvargli la vita senza particolari conseguenze sulla sua esistenza. La letteratura scientifica dimostra poi che nel range di pochi mesi, massimo un anno, sono in molti a cambiare idea rispetto a quanto scritto nelle disposizioni”

Gonzalo Miranda: “lo strumento chiamato DAT è uno strumento problematico e non risolve i problemi, come ha detto il Dr. Puccetti. Evitare interventi sproporzionati e attenzione adeguata al dolore, al malessere; quindi attenzione palliativa e rispetto della libertà del paziente. Davvero abbiamo bisogno delle DAT per vivere e rispettare questi beni? Per rispettare questi valori? Il medico non si deve accanire, deve tentare di palliare il dolore e deve sentire il paziente una volta che è adeguatamente informato, soprattutto se l’intervento è importante. Abbiamo quindi bisogno di uno strumento tale per fare ciò che il medico deve fare e che la società deve vigilare che venga fatto? Lo strumento delle DAT non protegge questi valori ma trasforma il medico da soggetto orientato a salvare delle vite umane a vero e proprio carnefice”

 

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