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La schiavitù esiste ancora. Convegno di Steadfast al Marconi

La schiavitù esiste ancora. Convegno di Steadfast al Marconi

“Slavery still exists”, la schiavitù esiste ancora. Con queste parole Emmanuele Di Leo, presidente di Steadfast onlus, ha introdotto la conferenza tenuta di fronte ai ragazzi delle classi quarte dell’istituto Marconi di Latina sabato 25 marzo.

Un tema complesso quello affrontato da Di Leo che grazie alla sua organizzazione (che si occupa di sviluppo dei Paesi che versano in costante disagio economico al fine di garantire uno sviluppo sostenibile della cultura e dell’economia locale) ha effettuato numerosi viaggi in Africa, specialmente in Nigeria.

“Viaggi che mi hanno messo in contatto con una realtà del tutto nuova, per capire la quale mi sono dovuto spogliare di ogni mia veste di occidentalità – ha spiegato Di Leo – ma che mi hanno anche fatto aprire gli occhi su una realtà sulla quale non prestiamo attenzione, quella dei nuovi schiavi”.

Supportato dai dati raccolti da importanti organizzazioni non governative ma anche dagli studi delle Nazioni Unite, il presidente di Steadfast ha trattato tre temi principali: quello dell’immigrazione clandestina, quello dello sfruttamento della prostituzione e quello della maternità surrogata.

“Sfatiamo il mito dei migranti che vengono con i barconi – ha spiegato Di Leo – questi sono una minima parte. La maggioranza degli immigrati clandestini giungono in Europa con l’aereo grazie a dei documenti falsi. Il sistema che li gestisce è enorme con le organizzazioni criminali che hanno creato ben 250 campi di raccolta fuori e dentro l’Ue  e che producono un giro d’affari di circa 6 miliardi all’anno”.

Dopo aver parlato delle tratte e delle organizzazioni che gestiscono la prostituzione, elencando i numeri impietosi dell’organizzazione internazionale delle migrazioni (secondo la quale solo nell’Africa sub sahariana ci sarebbero 5 milioni di persone ridotte in schiavitù) Di Leo ha affrontato il delicato argomento della maternità surrogata.

“Lo fanno passare come il soddisfacimento dei genitori ad avere un figlio ma nasconde molto di più. Soprattutto nei paesi più poveri sono centinaia le fabbriche di bambini che sono gestite dalla malavita, con donne ingravidate continuamente e a cui il bambino viene strappato via appena nato. Si punta sulla povertà e sull’indigenza per trasformare delle donne in fattrici, mettendo al mondo uomini e donne che non riusciranno mai ad avere risposte sulle loro reali radici. Occorrerebbe tornare a mettere al centro il diritto dell’unico soggetto debole della questione, perché con meno diritti, ossia il bambino” ha spiegato Di Leo di fronte a una platea attenta e interessata con diversi ragazzi che, nonostante il suono della campanella e l’inizio della ricreazione, sono rimasti all’interno dell’aula magna chiedendo di saperne di più  su argomenti che, molto spesso, non vengono trattati dai mass media generalisti.

da: Lazio Sociale, di Andrea Lucidi

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